
Le nuove frontiere del sardismo e il futuro della politica.
La vittoria del P.S.d’Az., alle ultime elezioni regionali, sarebbe poca cosa se non la si potesse contestualizzare in uno scenario piu’ ampio che supera gli stessi confini regionali. Nello scenario, cioè, che da qualche anno vede la progressiva dissoluzione degli orizzonti statual-nazionali della politica, per lasciare spazio alle curvature di una visione territoriale-locale della vita pubblica. L’affermarsi della Lega al Nord, fino ad insidiare le propaggini dell’Emilia rossa, del nuovo Movimento per le autonomie in Sicilia, la rinnovata presenza del P.S.d’Az, appunto, unitamente. Anche, ai risultati di IRS e del Movimento per le autonomie in Sardegna, pone, credo, al dibattito politico, nuovi elementi di riflessione.
In primo luogo, per esempio, il dato che l’ affermazione elettorale delle valenze territoriali della politica si determina dentro alleanze programmatiche, che, per quanto riguarda il P.S.d’Az., siano con il centrodestra poco importa, e per quanto riguarda IRS autonomamente da alleanze con il centrosinistra, da cui, anzi, recupera qualche spazio elettorale dinanzi ad una diffusa defezione da Soru, di frange di elettorato, per lo piu’ giovanile e underground. Si tratta, comunque, di valenze programmatiche con obiettivi a termine, si badi, al di fuori, perciò, di enfasi ideologiche e di proclami strategici generali. L’elemento di novità e che, dinanzi ai programmi, leggibili, concreti, realizzabili, s’infrangono le campagne demonizzatrici nei confronti dell’avversario, in tal caso di Berlusconi, cadono i vecchi spauracchi e i vecchi fantasmi della sinistra antifascista che niente dimostrano di valere dinanzi ad una politica che promette cose vere, cose concrete, cose urgenti da fare. L’epoca dei grandi racconti ideologici è, evidentemente finita, e si sta affermando quella delle poche ma sicure cose che dovranno essere fatte. Anche le ultime elezioni regionali, hanno evidenziato questo. L’elezione di diversi sindaci, sia al centro destra che al centro sinistra, anche di piccoli comuni e di territori marginali, ma anche la definizione di nuovi bacini elettorali in zone prive di rappresentanza, vanno, secondo noi, in questa direzione. Le piccole comunità hanno anch’esse bisogno di essere rappresentate e che alcuni annosi problemi trovino soluzione. Ciò che preoccupa è quanto la politica saprà intendere ed interpretare in maniera giusta queste nuove tendenze della società. La politica, in tutti questi anni, ha privilegiato piu’ le riforme elettorali,- in nome della governabilità e della semplificazione della politica e del risparmio dei suoi costi, che non ci sono, evidentemente, stati,- finalizzate, in realtà, a risolvere i problemi delle caste e delle oligarchie partitiche e perpetuarne la loro esistenza; piuttosto che concentrarsi nella realizzazione dei programmi e nella soluzione dei problemi delle popolazioni. Spesso si parla della Sardegna come laboratorio politico da cui possono scaturire indicazioni valide in termini generali. Se questo dovrà essere ancora, il nuovo governo regionale dovrà mostrare, in primo luogo che le cose, almeno alcune, si possono fare facendole per davvero. La caratterizzazione sardista di questa giunta non dovrà derivare dal numero di assessori o di posti di sottogoverno che si porteranno a casa, anche questo, certo. E non vorrei che il centro destra, sotto questo profilo iniziasse male. Gli assessorati e il sottogoverno sono degli strumenti per incidere nella realtà delle cose e nell’operatività delle scelte, per rafforzare la validità dei programmi e del progetto politico. Non certo dei fini o delle rendite per dosare equilibri e soddisfare velleità individuali. Una proposta: ridurrei, intanto, il costo di ogni assessore e con il risparmio incrementerei la resa e la funzionalità dell‘ assessorato, anche con figure di supporto i cui costi dovranno saranno costituiti da rimborsi a piè di lista. Sono tecnici gli assessori no? Ai tecnici bisogna dare obiettivi precisi, la cui realizzazione dovrà essere misurabile e determinabile nel tempo. La caratterizzazione sardista del nuovo governo regionale dovrà, perciò, emergere, dalla capacità d’ azione e dalla tempistica delle azioni stesse. La nuova dirigenza sardista dovrà, in una nuova logica organizzativa, prevedere piu’ che una segreteria e una direzione, luoghi, secondo me, ormai pletorici, delle figure in grado di verificare e di coordinare i vari punti del programma e i tempi della loro attuazione. Figure che dovranno fare da cerniera tra il partito, il consiglio regionale e la giunta. Se in questo consiglio regionale e nella società sarda il P. S. d’Az. Vorrà avere, davvero, un ruolo trainante e propositivo, in grado anche, di portare a sintesi di governo le diverse istanze sardiste, qua e la diffuse, anche fuori dal partito, dovrà investire molto in organizzazione, in elaborazione, in ricerca, in comunicazione, in democrazia, e non delegare a nessuno queste funzioni vitali per poter fare politica oggi. Meno ideologia, dunque, piu’ programma e piu’ azioni concrete e piu’ cultura di governo. Importante in tutto questo sarà il rispetto delle regole e dei ruoli. I dirigenti di partito dovranno fare i dirigenti, i consiglieri regionali dovranno fare i consiglieri regionali, e gli assessori gli assessori. Ad ognuno il suo, ed ogn’uno dovrà rispondere di quello che farà, senza confusioni di ruolo e senza prevaricazioni. Ce la faremo?. Michele Pinna. Limba fitiana, limba literària, limba amministrati
RELAZIONE LEZIDA IN SA CUNFERENTZIA REGIONALE DE SA LIMBA SARDA Macomer, 29 Sant’Andria 2008 Limba fitiana, Limba Literària, Limba amministrativa Sa limba fitiana est sa limba chi impreamus cada die in sos momentos de sa vida privada, de su traballu, de su discansu. In medas creent chi sa limba fitiana siat sa limba naturale duncas, sa prus bera, sa prus legìtima e duncas sa limba prus limba de totus sas àteras possiblidades espressivas chi una limba tenet. S’impreu chi si faghet de sa limba fitiana est mescamente pro faeddare. Sa limba literària est sa limba de sa cultura, sa limba de s’iscritura e de sa galania. Custa est massimamente s’idea chi at giradu in s’iscola e in sos ambientes, naramus gasi, coltos.
Il sardo a scuola
Nel programma del Partito sardo d’Azione, condiviso dalla coalizione del centro destra e, ovviamente, dal presidente Cappellacci, è dichiarato l’impegno per introdurre l’insegnamento del sardo nella scuola dell’obbligo. Va da se che il programma di una componente della coalizione condiviso dalla coalizione e dal presidente che se ne fa garante e ne diventa l’attore principale, diventa (lo spero!) programma di tutta la coalizione. In tal senso, credo, che questo punto programmatico introdotto dal Partito sardo d’azione dovrà esser una parte centrale del programma del centro destra. Un punto che, sicuramente, dovrà caratterizzare le ragioni peculiari di una coalizione che si configura di centro-destra e sardista. Il sardismo della coalizione guidata da Cappellacci che si proietta, certamente, verso uno sviluppo economico autonomo del territorio isolano ed individua i suoi punti di forza nel rilancio dell’impresa, nella tutela dell’ambiente, nel rilancio del turismo, nella soluzione di alcuni problemi, vere e proprie emergenze, nascenti dal mondo giovanile, e non (occuppazione, studio, povertà,) non può sottrarsi, alla creazione di una nuova coscienza autonomistica e indipendentista dei sardi che, in parallelo alla partecipazione per la riscrittura di un nuovo statuto di sovranità, deve trovare l’humus naturale nella cultura, nella lingua, nella storia, nella conoscenza territoriale di un popolo di cui i giovani dovranno imparare, nei banchi della scuola, ad essere fieri ed orgogliosi. Che la Sardegna parli inglese, ma anche spagnolo francese ed altro, nel mondo odierno è sacrosanto. Ma senza che i sardi, in primo luogo, parlino sardo e conoscano la storia e la cultura della loro terra, ogni lingua straniera e ogni confronto con il mondo, senza consapevolezza di se stessi, sarà vano e posticcio. In Sardegna alla scuola delle “tre i”: inglese, informatica, impresa, dovrà essere aggiunta un’altra letttera. Ovvero la lettera “S”. Dovrà essere in primo luogo scuola Sarda. Lingua, storia, geografia, arte, tradizioni popolari, cosi come previsto dalla 26 del 97, ma in termini istituzionali. Questa giunta dovrà avere il merito storico di passare dalla fase sperimentale dei progetti che, in tutti questi anni, sono stati portati avanti, piu’ o me bene, ad una fase di istituzionalizzazione curricolare delle discipline sardologiche. E’ chiaro che tutto questo comporta sia una fase di concertazione con il governo centrale e con la sovrintendenza scolastica regionale per tarare sia il monte ore da dedicare a queste discipline, sia per definire i curricula, sia per stabilire i protocolli formativi degli insegnanti. Già, perché il problema della formazione degli insegnanti è il nodo della questione. Si tratterà di varare un piano di formazione rivolto ai giovani laureati sardi. Come è stato fatto per la formazione di centinaia di insegnanti per l’insegnamento dell’inglese nella scuola elementare dovrà essere fatto, con modalità da studiare, per l’insegnamento del sardo. Chi formerà i docenti? E’ questo un altro punto da valutare. Le università isolane? Le agenzie private? Gli esperti riconosciuti? Le diverse componenti menzionate in sinergia tra di loro? Quali saranno i criteri della certificazione? Ed infine, ma non perché sia l’ultimo dei problemi, quello delle risorse. Come dire: per passare dalle enunciazioni programmatiche alla loro realizzazione, da fare ce n’è. Per quanto ci riguarda, come esperti e come tecnici, nonché come sostenitori politici di questa maggioranza, siamo a disposizione per il modesto contributo che potremmo dare. Saludos a tottu Micheli Pinna Presidente dell’Istituto di studi e ricerche “Camillo Bellieni” Littera de Micheli Pinna a Diariulimba
Sa campagna elettorale est agabada. Eo fia candidadu e in custas chidas non app'appidu su tempus pro bos bider e pro bos leghere. So bidende como tottu su c'azias iscrittu e pensadu. Soru at fatto cosas meda. L'azis nadu e l'azis tistimoniadu cun sos iscrittos e cun sos cussideros bostros. Cosas meda, però sunt galu de faghere. Sa propaganda devet finire e finas sa reclame. Eo m'agatto in s'ala c'at binsu ca su partidu meu e deo fiamus sustenzende a Cappellacci. L'amus sustennidu e amus binsu. Chena birgungia peruna, penso.Sas bideas nostras sun sas de semper.
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