Comunicato Stampa sulla Ischola De Istiu 2009 Parte terza Argentiera, 19 luglio Oggi giornata conclusiva della Ischola De Istiu sardista, prima di passare alla trattazione del tema odierno sulla riforma dello statuto sardo, con una relazione di Giovanni Colli, ascoltiamo l’esempio portato da alcune giovani catalane ospiti della Ischola, sulla politica linguistica e l’organizzazione della scuola istituzionalizzate dallo statuto catalano che evidenzia la sovranità della Generalidad rispetto allo Stato; la Catalogna vive un’autonomia sovrana in materie vitali per l’esistenza di una nazione. Il relatore Giovanni Colli a questo punto, partendo dalla riforma del Titolo V della Costituzione italiana, che definisce i rapporti tra lo stato e le regioni, arriva a parlare dello statuto della Sardegna, dell’esigenza di riscriverlo, in una visione che regoli l’esercizio della statualità sovrana della Regione. Critica la Legge statutaria della giunta Soru, evidenziandone i limiti e le criticità. Per rappresentare le esigenze della Sardegna che si sente nazione, c’è bisogno di un nuovo statuto che consideri la nostra regione con le proprie ricchezze che ci riconosca la sovranità, che rappresenti e tuteli le nostre peculiarità culturali, quali la lingua, la storia, l’ambiente, le risorse umane e materiali. Ha detto ”...vogliamo uno statuto riscritto da un’Assemblea Costituente eletta col sistema proporzionale dal popolo sardo.” In questo momento la riscrittura dello statuto è la battaglia politica del Partito Sardo D’Azione, che è già iniziata con la presentazione di una mozione da parte dei nostri rappresentanti in Consiglio Regionale. Abbiamo la necessità di diffondere il nostro messaggio tra le popolazioni sarde ed è per questo che il Partito sardo d’azione dovrà aprire una nuova stagione di movimento e di presenza nelle piazze dei paesi delle città coinvolgendo quanto più possibile il consenso dei Sardi. E’ necessaria una forte volontà politica anche da parte degli alleati di governo e delle forze politiche che nel passato si sono dichiarate favorevoli al progetto costituente. Fortza Paris Parte Seconda Argentiera, 18 luglio sera Come già anticipato nel precedente comunicato è intervenuto il dott. Marco Calaresu, dottorando in Scienze della politica presso l’Università di Firenze, il quale ha svolto una relazione sull’ A.L.E. - Alleanza Libera Europea, illustrandone gli aspetti organizzativi, la funzione politica, le finalità. L’ALE è un partito che esprime una rappresentanza nel Parlamento Europeo e raggruppa alcuni partiti nazionalitari, federalisti, presenti in Europa, tra i quali, dal 1981, data della sua fondazione, il Partito Sardo d’Azione è membro. Ne è quindi scaturito un dibattito che ha toccato molteplici temi, tra i quali la questione della lingua, l’assetto istituzionale dell’Unione Europea, l’economia, l’immigrazione, la tutela dell’ambiente. Tutti temi fondamentali per noi sardisti, in modo particolare, il tema della lingua, ha suscitato un dibattito da cui è emersa la consapevolezza che il raggiungimento di una vera democrazia linguistica, che esalti le peculiarità culturali di una Nazione, è un obiettivo imprescindibile.
Fortza Paris
Parte Prima Argentiera, 18 luglio 2009 mattina
E’ in corso da ieri presso l’Hostel Argentiera l’Ischola De Istiu Sardista, promossa dall’Istituto Bellieni e dal Partito Sardo d’Azione, organizzata da Antonello Nasone, partecipano il segretario nazionale del PSd’Az Efisio Trincas, Michele Pinna, direttore dell’Is. Be. e membro della segreteria sardista. E’ appena terminata la relazione del prof. Pinna il cui tema era “Autonomismo, sardismo, indipendentismo, separatismo, federalismo. Cinque parole che spesso generano confusione”. Dopo alcuni cenni sulla cornice storica che ha visto la nascita del PSd’Az, si è rivalutato il ruolo e l’attualità di Camillo Bellieni nel modello di stato indipendente, europeista, non separatista che ci sprona alla riscrittura dello statuto sardo (la costituzione della nazione sarda), tramite il passaggio dell’Assemblea Costituente, il cui compito sarà quello di portare la Sardegna a essere nazione mondiale. Si è evidenziato che l’autonomismo fasullo presente nello statuto sardo ha poteri limitati dalla Costituzione e dalle leggi dello stato italiano. L’autonomismo del PSd’Az è radicale. Vuol dire sovranità, senza sovraintendenze, senza prefetti dei beni culturali, dei beni paesaggistici. L’indipendenza avvicina i popoli non li separa, il PSd’Az non è un partito separatista; indipendenza vuol dire sovranità della nazione sarda, che non sia frutto di un decentramento voluto dall’alto; vuol dire economia; vuol dire sviluppo; vuol dire avere una lingua ufficiale; vuol dire essere uomini e donne liberi di pensare! Il Partito Sardo d’Azione ha la cultura della costruzione non del disfacimento, per acquisire benessere, noi abbiamo le risorse per avviare la ricostruzione senza chiedere l’elemosina allo Stato Italiano. Dobbiamo dotarci di un federalismo interno che dia un ruolo da protagonisti ai Comuni, un federalismo che risarcisca la nostra isola da anni di prelievo fiscale iniquo da anni di servitù militari che hanno arricchito alcune lobby di potere a scapito della salute dei cittadini sardi; un federalismo che crei un’economia in grado di competere nei mercati non solo nel turismo costiero ma anche in quello produttivo agroalimentare, manifatturiero e della conoscenza. Noi sardi siamo chiamati all’indipendenza, abbiamo il confine naturale di isola, una storia ambientale, una lingua, una cultura, e un’eredità storica che a questo ci conduce. In questo momento si stanno svolgendo dei tavoli di confronto tra i partecipanti alla scuola, è prevista per il pomeriggio la relazione del Dott. Marco Calaresu, il tema sarà “Sardegna e Europa. L’esperienza dell’ALE Alleanza Libera Europea per un’Europa dei Popoli.” Domani i lavori della scuola proseguiranno dalle ore 10, con la relazione dal titolo “Statuto autonomistico e riforma. Un’occasione per il futuro?”, dell’avv. Giovanni Angelo Colli anch’egli membro della segreteria sardista. In futuro, questo tipo di incontri saranno riproposti in diverse zone della Sardegna, uno degli obiettivi sarà quello di coinvolgere soprattutto i giovani, risorsa primaria per il nostro futuro.
Fortza Paris Immagini Fonte: http://www.partitosardo.it/index.aspx?m=53&did=1
Non dipendenza, indipendenza, federalismo. Le nuove strategie del sardismo per uscire dal vecchio statalismo e avviarsi verso una nuova unità repubblicana che parta dal basso.
Di Michele Pinna Il Partito Sardo d’Azione in prossimità del congresso nazionale, che si terrà a metà ottobre, oltre a rivedere il proprio statuto interno darà corso ad un dibattito intorno ad uno dei temi fondamentali della questione sardista, e centrale nel dibattito politico per la ridefinizione del rapporto tra la Sardegna e l’Italia, ma, tra la Sardegna l’Europa e il mondo. E’ stato questo il tema posto all’ordine del giorno del Consiglio Nazionale svoltosi sabato 27 a Birori. Gli interventi, unanimi nell’esigenza di dare un nuovo mandato politico alla dirigenza che uscirà dal congresso, oltre a darsi nuove strutture organizzative, a seguito anche delle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale che vede il P.S.d’Az. in maggioranza, hanno posto la necessità di fare un congresso non di congiuntura ma un congresso strategico in grado di porre al centro del dibattito politico isolano il problema della riforma del Statuto regionale e il ruolo che la Sardegna dovrà avere nei nuovi orizzonti di uno Stato federale con il quale, piaccia o non piaccia, dopo l’approvazione alla Camera e al Senato della legge sul federalismo fiscale, si dovrà fare i conti. Non-dipendenza o Indipendenza? Indipendenza e/o Sovranità e/o Federalismo? Sono parole che ricorrono nel linguaggio sardista. Spesso creano incomprensioni e fraintendimenti. Per alcuni possono apparire sfumature lessicali, sinonimie l’una dell’altra, dissimulazioni. Ritengo, perciò, che un po’ di chiarezza vada fatta. Il termine “non-dipendenza” non è soltanto l’opposizione al termine “dipendenza”. Se così fosse sarebbe sufficiente usare il termine “Indipendenza”, molto più semplice ed economico sul piano linguistico e su quello concettuale. Sul piano dell’azione politica, però, ogni obiettivo da perseguire implica l’indicazione di un percorso e le modalità per raggiungerlo. Perciò se il P.S.d‘Az. è indipendentista, come da sempre lo è, almeno dalla svoltà di Porto Torres in poi, il problema che si pone, allora, è come e cosa fare perché la Sardegna sia indipendente. Indipendente sul piano economico, sociale e politico dallo Stato italiano. S’intende questo no? Se questo è, allora, credo che se non vogliamo ingannare né gli altri né noi, dobbiamo individuare un punto di forza comune che avvii il percorso. Posto che il P.S.d’Az è un partito pacifista e riformista, che rifugge la guerra e ogni forma di sovversione violenta delle istituzioni democratiche, ma che si batte per trasformarle radicalmente nel loro impianto ottocentesco e giacobino, il primo passo dev’essere quello di una riforma radicale dello Statuto sardo. Lo Statuto da riscrivere, perciò, dovrà essere uno Statuto che introduca, punto per punto, gli elementi fondamentali della nostra non dipendenza. E’ lo Statuto, che dovrà indicare le quote di Sovranità, che la Regione-Stato tiene per se e quelle che demanda ad altre entità sovraordinate come lo Stato ma anche sotto ordinate (diciamo pure cosi, anche se in una nuova visione non dovrà essere proprio cosi) come i Comuni e le Province. È lo Statuto che dovrà indicare gli spazi di indipendenza e di interdipendenza che la Regione intende stabilire sia con i Comuni e le Province (ritenendo che queste ultime abbiano un senso) sia con lo Stato italiano, se dello Stato Italiano si tratta, sia con l’Europa, sia rispetto alle altre relazioni internazionali. Va da sé che i limiti delle sovranità statutarie non potranno che stabilirsi entro orizzonti che tengano conto delle condizioni politiche odierne, delle condizioni culturali entro le quali ci muoviamo, delle condizioni internazionali della politica e dell’economia, ma anche, ed è cosa non da poco, delle consapevolezze e del livello di coscientizzazione delle classi dirigenti sarde e del suo ceto politico. Quindi una prima discussione dovrà essere aperta proprio sulle condizioni, le possibilità e i limiti di un nuovo Statuto di Sovranità, che sia in grado di avviare la Sardegna, attraverso un progressivo cammino di conquiste e di spazi di non-dipendenza, verso una sempre maggiore indipendenza. Indipendenza che non dovrà essere assunta, perciò, né come un dogma ideologico, né come un feticcio da venerare, ma come orizzonte entro cui collocare e razionalizzare, attraverso forme politico-istituzionali legittime, possibili e compatibili, anche sul piano internazionale, i contenuti di una nuova civiltà e di un moderno stare nel mondo cui aspirano le popolazioni sarde. L’indipendenza non si acquisisce, dunque, né per slogan, né per decreto. È appena il caso di dire che i consiglieri regionali sardisti, pena lo svilimento del loro ruolo, dovranno tener duro su questa partita. Ed il Partito Sardo d’Azione dovrà assumere seriamente, dentro questa maggioranza di governo, il ruolo di guida e di forza politica di vero rinnovamento istituzionale, oltre che ideale e morale. La sua credibilità si dovrà giocare su questo terreno, altrimenti, si potranno fare tutti i rimpasti e i rimpastini che si vorranno fare, ma saremo, come si dice, punto e a capo. Le prossime elezioni amministrative per il rinnovo di Province e Comuni dovrà, in tale direzione, tener conto di diversi livelli di discussione. Quanti Sindaci e quanti Presidenti di Provincia ci spetteranno? Questo è un problema che va posto, ma, se non prendiamo sul serio il per che cosa e il che cosa si dovrà fare con Sindaci e i Presidenti sardisti credo che potremmo avere tutti i Sindaci e tutti i Presidenti che si vorranno ma, niente, o quasi niente, cambierà rispetto a prima.
Autonomismo, indipendentismo, separatismo, sardismo. Se le parole non diventano fatti producono delusioni e frustrazioni. di Michele Pinna La Costituzione italiana nel suo nascere prese atto che nel Paese di Cavour, di Mazzini e di Garibaldi vi erano delle regioni che, per la loro storia diversa, per le loro condizioni geografiche e per una certa situazione sociale e culturale, avevano bisogno di una sussidiarietà particolare che potesse integrare ed equilibrare i loro differenziali negativi che, altrimenti, le avrebbe messe al di fuori dei processi di ricostruzione che all’indomani del fascismo si rendevano necessari per lo sviluppo della nazione. Con un articolo preciso la legge generale del nuovo Stato democratico codificò “le regioni autonome a statuto speciale“, nonchè l’esigenza di tutelare le lingue minoritarie presenti in alcune regioni che altrimenti sarebbero scomparse dinanzi al prestigio e all’uso ufficiale dell’italiano.
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