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Il sardo a scuola

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PostDateIcon Lunedì 23 Febbraio 2009 00:00 PostAuthorIcon Author: Michele Pinna
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Nel programma del Partito sardo d’Azione, condiviso dalla coalizione del centro destra e, ovviamente, dal presidente Cappellacci, è dichiarato l’impegno per introdurre l’insegnamento del sardo nella scuola dell’obbligo. Va da se che il programma di una componente della coalizione condiviso dalla coalizione e dal presidente che se ne fa garante e ne diventa l’attore principale, diventa (lo spero!) programma di tutta la coalizione.

In tal senso, credo, che questo punto programmatico introdotto dal Partito sardo d’azione dovrà esser una parte centrale del programma del centro destra. Un punto che, sicuramente, dovrà caratterizzare le ragioni peculiari di una coalizione che si configura di centro-destra e sardista. Il sardismo della coalizione guidata da Cappellacci che si proietta, certamente, verso uno sviluppo economico autonomo del territorio isolano ed individua i suoi punti di forza nel rilancio dell’impresa, nella tutela dell’ambiente, nel rilancio del turismo, nella soluzione di alcuni problemi, vere e proprie emergenze, nascenti dal mondo giovanile, e non (occuppazione, studio, povertà,) non può sottrarsi, alla creazione di una nuova coscienza autonomistica e indipendentista dei sardi che, in parallelo alla partecipazione per la riscrittura di un nuovo statuto di sovranità, deve trovare l’humus naturale nella cultura, nella lingua, nella storia, nella conoscenza territoriale di un popolo di cui i giovani dovranno imparare, nei banchi della scuola, ad essere fieri ed orgogliosi.

Che la Sardegna parli inglese, ma anche spagnolo francese ed altro, nel mondo odierno è sacrosanto. Ma senza che i sardi, in primo luogo, parlino sardo e conoscano la storia e la cultura della loro terra, ogni lingua straniera e ogni confronto con il mondo, senza consapevolezza di se stessi, sarà vano e posticcio. In Sardegna alla scuola delle “tre i”: inglese, informatica, impresa, dovrà essere aggiunta un’altra letttera. Ovvero la lettera “S”. Dovrà essere in primo luogo scuola Sarda. Lingua, storia, geografia, arte, tradizioni popolari, cosi come previsto dalla 26 del 97, ma in termini istituzionali. Questa giunta dovrà avere il merito storico di passare dalla fase sperimentale dei progetti che, in tutti questi anni, sono stati portati avanti, piu’ o me bene, ad una fase di istituzionalizzazione curricolare delle discipline sardologiche.

E’ chiaro che tutto questo comporta sia una fase di concertazione con il governo centrale e con la sovrintendenza scolastica regionale per tarare sia il monte ore da dedicare a queste discipline, sia per definire i curricula, sia per stabilire i protocolli formativi degli insegnanti. Già, perché il problema della formazione degli insegnanti è il nodo della questione. Si tratterà di varare un piano di formazione rivolto ai giovani laureati sardi. Come è stato fatto per la formazione di centinaia di insegnanti per l’insegnamento dell’inglese nella scuola elementare dovrà essere fatto, con modalità da studiare, per l’insegnamento del sardo. Chi formerà i docenti? E’ questo un altro punto da valutare. Le università isolane? Le agenzie private? Gli esperti riconosciuti? Le diverse componenti menzionate in sinergia tra di loro? Quali saranno i criteri della certificazione? Ed infine, ma non perché sia l’ultimo dei problemi, quello delle risorse.

Come dire: per passare dalle enunciazioni programmatiche alla loro realizzazione, da fare ce n’è. Per quanto ci riguarda, come esperti e come tecnici, nonché come sostenitori politici di questa maggioranza, siamo a disposizione per il modesto contributo che potremmo dare.

Saludos a tottu

Micheli Pinna

Presidente dell’Istituto di studi e ricerche “Camillo Bellieni”

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