I nostri modelli simbolici e la storia della pubblica sicurezza sarda, non nascono in Padania.
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Su Libero del 9 aprile leggiamo che i Barracelli sardi sarebbero assimilabili alle ronde proposte dal ministro Maroni. Senza entrare nel merito del valore o meno e della funzione delle ronde è opportuno precisare, però, che le odierne compagnie barraccellari hanno una ben precisa funzione nel governo dell’ordine pubblico e un ben preciso status in ordine al loro riconoscimento e alla loro legittimità. Le compagnie barraccellari sarde, infatti, oltre ad avere una loro storia, che affonda le sue radici in tempi lontani, hanno modalità precise di selezione per coloro che ne fanno parte: hanno il placet dei sindaci e dei consigli comunali, che ratificano la scelta del comandante di ogni singola compagni, hanno un porto d’armi ed un fucile regolarmente denunciato, nonché il nullaosta delle prefetture e delle locali stazioni dei carabinieri.
Come dire, hanno un riconoscimento e una legittimazione che non lascia spazio a dubbi di alcun genere. Chi è incorso in provvedimenti giudiziari di rilevanza penale, ad esempio, non può far parte della compagnia barraccellare. Devono essere perciò persone incensurate e al disopra di ogni sospetto.
I compiti dei barraccelli sono finalizzati alla prevenzione e alla repressione dell’abigeato, ossia il furto di bestiame, una piaga, in Sardegna, antica e grave, che ha tormentato e continua a tormentare il mondo delle campagne. I barraccelli che hanno funzioni di pubblica sicurezza possono controllare, durante i loro turni di servizio, che sono notificati alle locali stazione dei carabinieri, le automobili, il transito di bestie, il transito delle persone. In caso di flagranza e di legittimi sospetti, possono effettuare dei fermi. Si tratta, in sostanza di un vero e proprio corpo di polizia rurale, che presidia il territorio comunale, riconosciuto e ben accetto dalle comunità locali. Ultimamente, alle compagnie barraccellari, in molti comuni dell’Isola, è stato affidato, con successo, anche il compito di lotta e di prevenzione degli incendi. Il loro status giuridico è quello di volontari.
Le ronde padane non sappiamo cosa sono e cosa vogliono essere. Credo che sarebbe molto pericolosa la nascita, se questo fosse, di squadre fuori da ogni controllo, e senza precisi indirizzi per la loro costituzione e per e per le loro funzioni. Ritenendo, anche giusto, per altro, che i cittadini, volontariamente, possano contribuire e partecipare, alla cura dell’ordine pubblico, integrandosi con le funzioni di polizia che hanno i carabinieri, i poliziotti di Stato, i vigili urani. Se il ministro Maroni consultasse i sindaci e i prefetti sardi, ma anche i cittadini, potrebbero dargli indicazioni più precise in merito.
Anche Libero potrebbe farlo per non prendere cantonate nelle sue titolazioni, come quando, a seguito dell’alleanza del Partito sardo d’Azione con il P.D.L. scrisse, “Berlusconi conquista il Carroccio sardo”.
Colgo l’occasione per precisare che il simbolo del nostro partito non è il Carroccio, né che la nostra storia è quella, pure importante e significativa, dei comuni lombardi, che hanno combattuto contro gl’imperatori d’oltralpe, né che il nostro modello politico e simbolico è quello della Lega che s’ispira al Carroccio e al giuramento di Pontida. La nostra storia e le nostre simbologie hanno altre radici e altre ragioni.
Michele Pinna
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