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Bandiere e vessilli...

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Politica
PostDateIcon Mercoledì 01 Aprile 2009 00:00 PostAuthorIcon Author: Michele Pinna
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Non avendo altro da dire i nuovi dannati della democrazia telematica parlano di bandiere e di vessilli…ben altro ci attende!
 
Un’isola e una classe dirigente che dovrà dimostrare di poter fare da sé.
 
Di Michele Pinna
 
Michele PinnaNelle more del dibattito sulla relazione politica del presidente Cappellacci, osservatori, pifferai, bloggers a tempo pieno, che s’improvvisano analisti della politica e dell’economia, qua e la discettano di bandiere di stendardi e di vessilli, auspicano leaders, condottieri, ipotizzano modelli di civiltà da seguire o da vilipendere in un frastuono di voci e di rumori che, certo, non fanno onore alla nuova democrazia telematica. Niente censure o richiami, per carità! Viva la libertà d’opinione viva la democrazia, reale o virtuale che sia.  Però, non di meno, parlano da soli i segni del tempo: Stile? Zero. Sobrietà e pudore della parola? Meno di zero. L’uso dell’aggettivazione? Non va oltre il volgare. Logica del discorso e capacità problematica? Sembra di giocare all’acchiapparello: uno insegue l’altro. Eppure cose da dire, ma soprattutto da fare ce ne sono tante.
Sarà noioso ma credo che bisogna sempre ricominciare dal programma elettorale. Suggerirei un approccio metodologico di confronto basato su: priorità, tempi, modalità, soggetti attuatori e interlocutori per la sua realizzazione.
Da dove vogliamo iniziare? Dalla crisi industriale? E’ importante sapere come la giunta intende muoversi. Il rapporto con le organizzazioni sindacali è importante ma non esaustivo. I partiti e la società nel suo insieme dovranno essere maggiormente coinvolti. Ma anche i partiti dovranno riprendere a fare politica sulle cose concrete. Il problema di un rilancio dell’industria, non credo che riguardi solo la giunta regionale, la SFIRS,  le organizzazioni sindacali e qualche imprenditore, pur volonteroso e generoso, il quale, però, dovrebbe sapere che i tempi in cui i gatti si legavano con la salsiccia sono finiti. O no? Credo che, trattandosi di un problema, certo economico, ma soprattutto sociale e culturale complessivo debba coinvolgere l’intera società sarda. L’orizzonte dello sviluppo economico di un territorio non riguarda solo chi lavora e lavorerà in quel determinato settore, o chi, giustamente, si preoccupa del proprio posto di lavoro. E’ un problema, ritengo, che riguarda tutti. Che ci coinvolge responsabilmente e corresponsabilmente tutti. Cosi come, tutti, ci sentiamo coinvolti dinanzi ad una crisi le cui responsabilità, purtroppo, sono il frutto di scelte fatte da pochi. E, allora, per non cadere negli errori del passato, è opportuno, dunque, un maggior dibattito e un maggior coinvolgimento di tutti.
Riforma statutaria? Credo sia necessario iniziare da subito affinché i partiti, le associazioni e il governo regionale diano l’avvio ad una fase costituente. Siamo già fortemente in ritardo. In Italia la discussione è in una fase avanzata e noi corriamo il rischio, come sempre, di andare al traino e, in assenza di proposte, di subire le scelte già fatte, salvo, poi, sublimarle nel resistenzialismo indipendentista. Vecchio o nuovo che sia. L’essere classe dirigente si dimostra in questi passaggi. C’è oggi in Sardegna una classe dirigente in grado di riscrivere un nuovo Statuto? Bene se c’è parliamone e riscriviamolo. E la stampa si occupi di cose serie, anziché giocare allo sfascio. Quando le cose si sfasceranno sul serio, poco ma sicuro, ce ne sarà per tutti, o meglio, ce ne sarà per nessuno. Stiamone certi. Una figura come Pino Careddu, non sarà mai rimpianta né compianta abbastanza. Amen.
Scuola? Ne vogliamo parlare?. Assessore Baire. Ben arrivata si è insediata? Ho avuto il piacere e l’onore di salutarla il primo giorno che è arrivata nel suo assessorato. Mi sono trovato di passaggio e le ho stretto la mano. Il suo sorriso e la sua gentilezza mi hanno colpito positivamente. Gli impiegati dell’assessorato mi sono sembrati rassicurati dalla sua presenza e rasserenati rispetto ai tempi passati. Ma ora si dovrà iniziare a lavorare. Dopo le celebrazioni di “Sa Die de Sardigna”, sarà opportuno iniziare a lavorare sulla grande questione dell’inserimento della Lingua sarda nelle scuole primarie e secondarie, come da programma. Non spetta a me dare i tempi e le tabelle di marcia. Ma anche su questo terreno è necessario agire con urgenza. O vogliamo far finta di occuparcene varando un decreto di giunta il giorno prima che la legislatura finisca?. Questa maggioranza credo che non se lo possa permettere. Non avrebbe alcun alibi e alcuna scusante se non quella della mancanza di volontà politica.
Sanità? L’assessore Liori è un cardiologo, un medico perciò. Un vero tecnico. Una domanda a caso: conosce i problemi della sanità a Sassari, ma potrei dire a Nuoro, Cagliari, Ogliastra, e la situazione in cui versano diversi reparti ospedalieri, i problemi dei piccoli ospedali territoriali, i reparti che sono stati chiusi, dalla professoressa Dirindin, anche lei un medico e uno scienziato molto apprezzato, si disse, per altro venuta, mi sembra, dall’Emilia Romagna, a miracol mostrare, senza alcune spiegazione plausibile se non quelli di una razionalizzazione astratta che ha solo creato problemi all’utenza e agli operatori? Conosce assessore Liori i problemi dei servizi psichiatrici, le gravi situazioni in cui versano gli spazi, l’assistenza e tutto ciò che concerne le diverse questioni specifiche di questo settore, che non sia da terzo mondo. Incuriosisce il fatto che un’ottima psichiatra come la professoressa Lorettu sia stata destinata ai trasporti. Forse anche questo settore, in Sardegna, è affetto dagli stessi problemi della psichiatria? Sarebbe proprio il caso di dirlo: roba da matti. Scherzi a parte. Le condizioni politiche per una maggioranza che voglia fare ci sono tutte, almeno per ora, e questo traspare, a parte qualche scaramuccia, ma comprensibile nel gioco delle parti. La consistenza numerica, la qualità delle persone, la coesione tra alleati, e, per ciò che può contare, anche un governo amico in Italia, con un leader più forte e più ottimista che mai. Credo che di tutte queste cose, una finanziaria seria, per quanto tecnica e per quanto i tempi d’approvazione debbano essere rapidi, ed un bilancio altrettanto serio, debba tenerne conto, direi, assai conto. E se no quando? Per quanto riguarda il Partito sardo d’Azione, in tempi brevi, con i congressi delle federazioni provinciali che si concluderanno ad aprile si aprirà una grande campagna di discussione e di dibattito pubblico che convergerà nella conferenza d’organizzazione programmata per fine maggio-metà giugno. Chi vorrà potrà, anche su questo blog, confrontarsi e misurarsi su un tavolo libero e aperto.        
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