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Non dipendenza, indipendenza...

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Politica
PostDateIcon Lunedì 29 Giugno 2009 16:55 PostAuthorIcon Author: Dolores
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Non dipendenza, indipendenza, federalismo.


Le nuove strategie del sardismo per uscire dal vecchio statalismo e avviarsi verso una nuova unità repubblicana che parta dal basso.

Di Michele Pinna

Il Partito Sardo d’Azione in prossimità del congresso nazionale, che si terrà a metà ottobre, oltre a rivedere il proprio statuto interno darà corso ad un dibattito intorno ad uno dei temi fondamentali della questione sardista, e centrale nel dibattito politico per la ridefinizione del rapporto tra la Sardegna e l’Italia, ma, tra la Sardegna l’Europa e il mondo. E’ stato questo il tema posto all’ordine del giorno del Consiglio Nazionale svoltosi sabato 27 a Birori.
Gli interventi, unanimi nell’esigenza di dare un nuovo mandato politico alla dirigenza che uscirà dal congresso, oltre a darsi nuove strutture organizzative, a seguito anche delle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale che vede il P.S.d’Az. in maggioranza, hanno posto la necessità di fare un congresso non di congiuntura ma un congresso strategico in grado di porre al centro del dibattito politico isolano il problema della riforma del Statuto regionale e il ruolo che la Sardegna dovrà avere nei nuovi orizzonti di uno Stato federale con il quale, piaccia o non piaccia, dopo l’approvazione alla Camera e al Senato della legge sul federalismo fiscale, si dovrà fare i conti.
Non-dipendenza o Indipendenza? Indipendenza e/o Sovranità e/o Federalismo?
Sono parole che ricorrono nel linguaggio sardista. Spesso creano incomprensioni e fraintendimenti. Per alcuni possono apparire sfumature lessicali, sinonimie l’una dell’altra, dissimulazioni.
Ritengo, perciò, che un po’ di chiarezza vada fatta.
Il termine “non-dipendenza” non è soltanto l’opposizione al termine “dipendenza”. Se così fosse sarebbe sufficiente usare il termine “Indipendenza”, molto più semplice ed economico sul piano linguistico e su quello concettuale.
Sul piano dell’azione politica, però, ogni obiettivo da perseguire implica l’indicazione di un percorso e le modalità per raggiungerlo. Perciò se il P.S.d‘Az. è indipendentista, come da sempre lo è, almeno dalla svoltà di Porto Torres in poi, il problema che si pone, allora, è come e cosa fare perché la Sardegna sia indipendente. Indipendente sul piano economico, sociale e politico dallo Stato italiano. S’intende questo no? Se questo è, allora, credo che se non vogliamo ingannare né gli altri né noi, dobbiamo individuare un punto di forza comune che avvii il percorso. Posto che il P.S.d’Az è un partito pacifista e riformista, che rifugge la guerra e ogni forma di sovversione violenta delle istituzioni democratiche, ma che si batte per trasformarle radicalmente nel loro impianto ottocentesco e giacobino, il primo passo dev’essere quello di una riforma radicale dello Statuto sardo. Lo Statuto da riscrivere, perciò, dovrà essere uno Statuto che introduca, punto per punto, gli elementi fondamentali della nostra non dipendenza. E’ lo Statuto, che dovrà indicare le quote di Sovranità, che la Regione-Stato tiene per se e quelle che demanda ad altre entità sovraordinate come lo Stato ma anche sotto ordinate (diciamo pure cosi, anche se in una nuova visione non dovrà essere proprio cosi) come i Comuni e le Province. È lo Statuto che dovrà indicare gli spazi di indipendenza e di interdipendenza che la Regione intende stabilire sia con i Comuni e le Province (ritenendo che queste ultime abbiano un senso) sia con lo Stato italiano, se dello Stato Italiano si tratta, sia con l’Europa, sia rispetto alle altre relazioni internazionali.
Va da sé che i limiti delle sovranità statutarie non potranno che stabilirsi entro orizzonti che tengano conto delle condizioni politiche odierne, delle condizioni culturali entro le quali ci muoviamo, delle condizioni internazionali della politica e dell’economia, ma anche, ed è cosa non da poco, delle consapevolezze e del livello di coscientizzazione delle classi dirigenti sarde e del suo ceto politico. Quindi una prima discussione dovrà essere aperta proprio sulle condizioni, le possibilità e i limiti di un nuovo Statuto di Sovranità, che sia in grado di avviare la Sardegna, attraverso un progressivo cammino di conquiste e di spazi di non-dipendenza, verso una sempre maggiore indipendenza. Indipendenza che non dovrà essere assunta, perciò, né come un dogma ideologico, né come un feticcio da venerare, ma come orizzonte entro cui collocare e razionalizzare, attraverso forme politico-istituzionali legittime, possibili e compatibili, anche sul piano internazionale, i contenuti di una nuova civiltà e di un moderno stare nel mondo cui aspirano le popolazioni sarde.
L’indipendenza non si acquisisce, dunque, né per slogan, né per decreto.
È appena il caso di dire che i consiglieri regionali sardisti, pena lo svilimento del loro ruolo, dovranno tener duro su questa partita. Ed il Partito Sardo d’Azione dovrà assumere seriamente, dentro questa maggioranza di governo, il ruolo di guida e di forza politica di vero rinnovamento istituzionale, oltre che ideale e morale. La sua credibilità si dovrà giocare su questo terreno, altrimenti, si potranno fare tutti i rimpasti e i rimpastini che si vorranno fare, ma saremo, come si dice, punto e a capo. Le prossime elezioni amministrative per il rinnovo di Province e Comuni dovrà, in tale  direzione, tener conto di diversi livelli di discussione. Quanti Sindaci e quanti Presidenti di Provincia ci spetteranno? Questo è un problema che va posto, ma, se non prendiamo sul serio il per che cosa e il che cosa si dovrà fare con Sindaci e i Presidenti sardisti credo che potremmo avere tutti i Sindaci e tutti i Presidenti che si vorranno ma, niente, o quasi niente, cambierà rispetto a prima.

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