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Tutti dovremo interrogarci, non solo chi ha perso

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Politica
PostDateIcon Giovedì 19 Marzo 2009 00:00 PostAuthorIcon Author: Michele Pinna
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Tutti dovremo interrogarci, non solo chi ha perso: la società sarda è cambiata rendiamocene conto.

Di Michele Pinna

Il centro sinistra s’interroga sulle ragioni della sua sconfitta elettorale ma piu’ in generale sulle ragioni della sua crisi. S’interroga. Il fallimento della giunta Soru, che ha avuto ripercussioni anche sul piano generale negli assetti interni del P.D. ha messo in evidenza la deriva intrapresa dalla sinistra italiana-, che, in assenza di riferimenti storici, entrati in crisi con la fine del grande racconto ideologico, e le vecchie dinamiche della gestione del potere, per quanto riguarda il centro, oscillante tra un linguaggio neoamericanista e i modelli del decisionismo aziendalista, incarnati dal veltronismo e dal sorismo. Il segno del fallimento oltre che nella sconfitta di Soru e nelle dimissioni di Veltroni resta inciso nella disfatta economica del glorioso giornale fondato da Antonio Gramsci, il quale, nato per sostenere le lotte del movimento operaio non ha retto, evidentemente, al rabbonimento governativista della classe dirigente postcomunista e ai trasformismi di quella postdemocristiana, dinanzi ad una società ancora fortemente antagonista e fortemente conflittuale rispetto alle ragioni della politica del centro sinistra, non piu’ orientata, almeno in linea di massima, ma soprattutto nei fatti di governo, a rappresentare le domande e le aspettative di una società fortemente bisognosa di risposte e di soluzioni di problemi vecchi e nuovi. Credo che i dirigenti politici del centro centrosinistra dovrànno interrogarsi e riflettere molto in questa direzione. Ma anche gl’intellettuali credo che dovranno farlo. Sui loro stili di pensiero, sulle loro consapevolezze, sui loro linguaggi. Cosi come dovranno farlo i giornalisti, gl’imprenditori, i banchieri, i Menagers. Si, perché gli’imprenditori, i banchieri e i menagers non sono soltanto quelli del centro destra, perché questi, si sa, ormai, affollano anche gli ambienti del centro sinistra.

Ma non dimeno dovrà interrogarsi il centro destra e sardista che ha vinto. Un centro destra moderato,- con una qualificata presenza sardista e quindi segnata da un potenziale politico federalista, indipendentista, progressista e riformista, non massimalista né fondamentalista, non chiuso, cioè, in vecchi schemi di sardismo resistenzialista ed esclusivista,- che, in Sardegna, non potrà non fare i conti, però, con le spinte antagoniste, indipendentiste e nazionalitarie, provenienti dalla società sarda, di cui il P.S.d’Az è, storicamente, interprete e portatore con il suo progetto storico e con il suo programma elettorale.

Si dovrà interrogare e chiedere perché ha vinto. Certo c’è un programma che va rispettato e che i sardisti in consiglio regionale dovranno vigilare e contribuire perché ciò accada. Ma i programmi si sa, sono quelli che meno si leggono in campagna elettorale. Credo che il centro destra abbia vinto soprattutto per le grandi voragini aperte nel sistema politico isolano in questi quattro anni di governo. Voragini erosive del sistema democratico, già fortemente compromesso dalle generale sfiducia dei cittadini nella politica, in generale, e da riforme elettorali e sistemi di governo concentrati, esclusivamente, sulla governabilità, a svantaggio della democrazia e delle dinamiche partecipative: dai livelli municipali a quelli parlamentari. Soru che, certamente, ha interpretato il presidenzialismo in tutti i suoi limiti non è l’unica causa, però, ritengo, della sconfitta del centro sinistra e della vittoria del centro destra e sardista. Una delle ragioni da non sottovalutare è il fallimento del P.D. La difficoltà a costituire un partito unico da due componenti che non hanno fatto, fino in fondo, un percorso di revisione dei loro principi e delle loro abitudini politiche portatesi appresso dalle storie di provenienza. E’ un rischio che potrebbe correre il centro destra nei rapporti tra FI e AN. Le schermaglie Cagliaritane sugli assetti di Palazzo sono ben poca cosa, rispetto ai piu’ profondi disagi che potrebbero diventare vere e proprie rotture, in assenza di una guida carismatica e fortemente centralizzata come quella berlusconiana. Chi vivrà vedrà.

Ma ha vinto anche per la forte coesione della coalizione in campagna elettorale e per il contributo di proposte e di idee del P.S. d’Az. Un contributo innovativo e caratterizzante. Di tutto, credo si dovrà tenere conto.

Il P.S.d’Az, ma il sardismo, non potrà, in questo clima, che crescere e assumere maggiori responsabilità dinanzi alla società sarda, nella misura in cui saprà attualizzare le sue idealità storiche e saprà rivedere qualche vecchia pratica governativistica per radicarsi nei territori e ancorarsi nuovamente ai grandi problemi, vecchi e nuovi, della società sarda. Per il sardismo e per il P.S.d’Az. potrà essere, davvero, una nuova stagione.

I sardi in tutti questi anni hanno assunto maggiori consapevolezze di sardità e di appartenenza, ma i partiti e i movimenti che dichiarano d’ispirarsi al sardismo non s’illudano di poter catalizzare questo sentimento solo cavalcando l’emotività e la sua fascinazione Folclorica. Con Soru, abbiamo visto, che non è bastato. Per quanto, su questo terreno, abbia investito piu’ di altri. Il sentimento sardista potrà essere catalizzato e trasformato in coscienza politica solo se chi governa non tradirà le aspettative dei sardi. In primo luogo di democrazia. Ma anche di capacità che il governo regionale avrà, di dare risposte immediate, facilmente verificabili ad alcune gravi emergenze: lavoro, occupazione, credito, ambiente, scuola e questione della lingua sarda, sanità, trasporti, risorse energetiche e governo delle risorse idriche. Una questione tra le tante. Le bollette dell’acqua, da gennaio sono aumentate del quattro per cento. Abba noa? Quando al mattino il presidente Cappellaci inizierà la sua giornata dovrà farlo pensando a queste piccole ma, ritengo, fondamentali cose. Cosi la iniziano i pensionati, i disoccupati, i nuovi poveri, ma anche i piccoli imprenditori, gli artigiani, le casalinghe, i dipendenti pubblici e privati. La Sardegna? In tempi di crisi, potrebbe essere ripensata cosi, forse.

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