Il paradosso della libertà

Il paradosso della libertà
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Sul web compare “tutto”, il vero, il probabilmente vero, il pseudo vero, il pseudo falso, il probabilmente falso, il falso. La riflessione di GB Sanna.

Questi giorni la “rete” è frenetica, non si fa altro che chiacchierare della idea di alcuni burocrati della scuola se sia opportuno o meno festeggiare il Natale a scuola, per non urtare la sensibilità di adepti di religioni diverse da quella Cristiana. Chi è a favore, chi contro, chi urla, chi mostra foto, i politici accaparrano una loro soluzione, professori universitari magari di entomologia hanno la soluzione teologica, i filosofi ricordano il passato, i docenti si sentono puri e classe intoccabile e poi operai, braccianti, parrucchieri, pasticcieri, pastori, impiegati, atei, preti e mangiapreti, donne, uomini scrivono, commentano, condividono secondo il proprio istinto, pensiero, modo di essere, il momento, la fantasia; nel computo totale dominano i favorevoli alla festa del Natale a scuola. Faccio parte da poco tempo del mondo della “rete”, quando sono stato convinto a partecipare, l’ho fatto secondo i miei principi. Mi hanno creato il profilo, ho avuto le richieste di amicizia, ho presentato le mie richieste, ho scelto il mio sistema democratico, uomini e donne, giovani e vecchi, tutte le professioni, tutte le capacità, politici di destra, sinistra e centro, professori, giornalisti, operai, braccianti, agricoltori, associazioni, consulenti, avvocati, enti. Dopo un paio di mesi avevo le mie amicizie consolidate, trascuro solo i venditori. Mi sono reso conto che la “rete” non è niente di nuovo, la “rete” non cambierà l’uomo, è solo un sistema per fare raggiungere velocemente il mondo esterno ad una mente pigra. Sono nato a Sassari, in “Turrutana”, ho vissuto la mia gioventù nel quartiere popolare del “Monte”, ero l’unico che studiava fra decine di amici che confondevano Garibaldi con Dio, quei ragazzi stavano sulla strada, vinceva il più forte non il più intelligente, vinceva a “strampacare”, l’idea del forte era quella di essere il capo, allora per convincere il capo era necessario fare ragionamenti, acrobazie mentali, contaminare il suo pensiero, fargli paura. Questa è la “rete”. È democrazia diretta “una testa un voto, la democrazia delle vecchie sezioni, in cui poteva accadere che un custode di cantiere si alzasse e dicesse al sindaco, in sassarese, “…guarda che ti stai comportando male…così non va…ricordati che come ti abbiamo eletto ti mandiamo a casa…”. Oggi non conosciamo i candidati che vengono messi in lista dal padrone del partito. Non credo che la colpa sia da attribuire ai ragazzi di allora, bensì alla società che gli ha emarginati, perché così occorrevano a quella società, facili da comprare e da gestire. Nella “rete” i politici compaiono per circondarsi di gente che li omaggia, compaiono i burocrati per esaltarsi nel potere, i soloni, gli esimi professori, i saccenti, i bugiardi, compaiono le statistiche elaborate dall’INPS e dall’ISTAT che ci raccontano che l’occupazione è in crescita, che il PIL è in crescita, che la crisi è terminata, che siamo fuori dal tunnel e gli risponde un parrucchiere che sono tutte “balle” che la miseria è in crescita, che non ci sono soldi, che lui lo sa perché i clienti continuano a diminuire. In “rete” compare “tutto”, il vero, il probabilmente vero, il pseudo vero, il pseudo falso, il probabilmente falso, il falso; non importa la fonte originale.

La rete è democratica, si può dissentire, deridere, offendere il politico che circondato dai suoi mazzieri ottiene solo consensi. Uno sconosciuto dal loggione fischia il tenore che stecca, mentre dal palco scrosciano applausi. Accade che la tesi dell’esimio professore venga confutata dal pensionato che ha conosciuto le cose del mondo. Succede che sia chiamato “leccaculo” il giornalista prezzolato, che l’operaio dica perle di saggezza, che il magistrato venga accusato dal ladro. La “rete” parla, parla come si faceva una volta nei mercati, nei treni, negli autobus, in piazza, nei bar. C’erano gli stolti, gli ottusi, i deficienti, i babbei, gli illusi, quelli che sapevano tutto e non sapevano niente, quelli che parlavano a se stessi e alle stelle e quelli che ascoltavano in silenzio e poi dicevano “si”, “no”, “può darsi”. C’erano quelli che cercavano con pazienza di portare avanti un ragionamento, quelli che non erano capaci di gestire un ragionamento, c’erano quelli che ci credevano e quelli che non credevano in niente, i positivisti, i negazionisti, i possibilisti. La cosa importante, ora come allora, non sono le cose che circolano, la “rete” inghiotte il “tutto”, divora nello spazio che gli occorre le stupidate, i falsi e le verità. Importante è dotarsi di minime capacità intellettuali, per percepire le possibili differenze. Nella “rete” girano i terroristi, quelli col kalashnikov, chi si innamora dei terroristi, chi vorrebbe stare con loro ma non può, chi sta chiuso a casa e incita al terrorismo, chi ha paura, chi per essere contro ucciderebbe tutti. Nella rete ci sono le spie, chi controlla e chi riferisce.

Io sono per l’assoluta democrazia, io sono per dare la parola a chiunque chiede di averla, anche a chi non vuole per natura proporsi. Io sono stato sempre contro chi si nomina o viene nominato tutore, chi possiede il potere di autorizzare, il privilegio di conoscere e disconoscere. Tempo fa il grande Umberto Eco arrivò a dire che «….i social network danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar davanti a un bicchiere di vino… il dramma di internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità…». Ecco io sto dalla parte dello scemo del villaggio che finalmente può esprimersi direttamente e non occorre più che qualcuno parli per lui e distorca il suo semplice pensiero. Io sto dalla parte di quelli che parlavano al bar e le loro parole potevano solo rimbalzare e frangersi contro le pareti. Io sto dalla parte di quelli che la vita ha bastonato e che si tolgono la soddisfazione di raccontare finalmente la loro verità. Quelle parole scomposte oggi si compongono nella rete e girando, libere da pareti, da orpelli e censure, raggiungono il mondo.

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