Le molte identità della Sardegna e dei sardi

Le molte identità della Sardegna e dei sardi
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Girando per paesi e città della Sardegna si può sapere chi siamo: come popolo e come individui. Le case, le cose, i paesaggi, gli odori, le parole, le feste religiose, le sagre enogastronomiche, i funerali, la stampa, facebook, parlano di noi e mostrano chi siamo. Chi siamo per gli altri, chi siamo per noi, chi siamo per noi e per gli altri, ma anche chi siamo indipendentemente da noi e dagli altri.
Molti dicono di essere identitari. Si sente parlare di partiti identitari, di liste elettorali identitarie, di cultura identitaria. Credo che nessun sostantivo, nessun aggettivo rimandabile semanticamente al “chi siamo”, sia più estensivo e onnicomprensivo del sintagma “identità” o “identitario”. Ma come tutte le parole di questo genere, che possono dire tutto, spesso non dicono nulla. Questa parola in politica, ad esempio è diventata, almeno in Sardegna, una specie di passepartout, di cui molti fanno uso per dire che i loro programmi elettorali sono più marcatamente orientati a salvaguardare gli interessi dell’Isola, a promuoverne la sua emancipazione, fino, in alcuni, e non senza una certa ragionevole credibilità, a ipotizzare una statualità della Sardegna indipendente e sovrana.
Dentro la gamma delle diverse affermazioni “sovraniste”, “indipendentiste”, genericamente “autonomiste”, più o meno gradualiste, più o meno radicali, più verbali che fattuali, più o meno dissimulative ci sono poi quelle affermazioni che oscillano tra le dichiarazioni d’amore per la Sardegna, per i paesaggi incontaminati, per i mari trasparenti, per le passioni folcloristiche, per le rivendicazioni corporative o settoriali: oggi sui trasporti e la “continuità territoriale”, domani sulla “zona franca”, domani l’altro sull’aiuto pubblico ai pastori al fine di coprire i disavanzi del mercato dei prodotti lattiero-caseari, senza, se non in alcuni, la visione complessiva di un sistema che non può prescindere né dai mutamenti profondi dagli scacchieri internazionali della politica e dell’economia, né dalla mentalità e dalla cultura in genere, in un’epoca, come la nostra, in cui sono venuti meno sia i modelli culturali della tradizione moderna, sia i ruoli e le funzioni degli Stati nazionali che avevamo conosciuto dalla loro nascita fino ad una trentina d’anni fa; sia le consapevolezze etnico-culturali, nelle quali avevamo potuto credere, quali quella di “popolo” e di “nazione”, o etico-valoriali quali quelle di “famiglia”, “libertà”, “democrazia”, “giustizia”.
La percezione identitaria, cioè la percezione odierna del nostro “chi siamo”, una percezione che non voglia essere pregiudiziale o ideologica, non può prescindere da tutto un complesso di relazioni, d’ interferenze e di contaminazioni, persino di dipendenze e di interdipendenze, tra i diversi sistemi politici e culturali planetari; non può prescinderne neanche quella di una piccola comunità come quella sarda, né tantomeno quella delle sue classi dirigenti e dei suoi ceti intellettuali. L’ Essere “noi” è tante cose: lo è sul piano linguistico, per quanto la Sardegna abbia una propria lingua storica nazionale, come ebbe a dire il canonico sassarese Gerolamo Araolla; lo è sul piano urbanistico, per quanto la Sardegna abbia anche una sua fisionomia edificatoria che appartiene alla tradizione agricola e pastorale; come lo è sul piano alimentare, per quanto possiamo vantare cibi, sapori e gusti autoctoni impressi nella nostra memoria gustativa e olfattiva; lo è sul piano estetico; lo è sul piano letterario, per quanto la Sardegna abbia una tradizione poetica e una produzione in prosa rispettabile, scritta in sardo; lo è sul piano delle manifatture artigianali, per quanto i segni della tradizione vi permangano ancora con i loro simboli e le loro allegorie.
Perciò l’essere “noi” non è soltanto la tradizione, la memoria della tradizione, gli antichi valori, la purezza linguistica, la conservazione a tutti i costi del “come eravamo”. L’essere “noi” è l’insieme degli eventi e delle percezioni che storicamente si determinano nel tempo, nello spazio, nella politica, nell’economia, nel gusto. L’essere “noi” è determinato oggi dalle contaminazioni tra sistemi culturali, dai processi di globalizzazione, dalla velocità con cui avvengono i mutamenti, dall’ assunzione senza filtri, e perciò senza selezioni di codici e di registri, delle mode, degli stili di vita, dei consumi, dell’uso degli spazi, dei bisogni.
Il nostro essere “noi” è, in tal senso, il frutto di una costruzione dinamica, continua, spesso anche disordinata e scomposta, rispetto alle dinamiche a noi note, entro cui si scandisce la nostra vita quotidiana, il nostro essere nel mondo, il nostro esser-ci come presente e come pro-getto per il tempo che verrà. È dentro queste consapevolezze che si determina sia il nostro essere “noi” con-temporaneo, sia il nostro essere “noi” come futuro.
È dentro queste consapevolezze che l’essere “noi” si declina in modalità diverse, si apre agli altri, si mette in discussione, in una parola, si rigenera e continuamente si rinnova, si moltiplica in identificazioni diverse, talvolta anche contrastanti tra loro ma che devono convivere nella tolleranza, dentro lo sguardo aperto alla pluralità, alla differenziazione, al rispetto, alla discussione, alla critica severa e rigorosa, ma sempre amorevole e pacifica.

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