In sos logos de Angioy – Percorsi di turismo identitario

In sos logos de Angioy
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In questo itinerario, e in quelli che seguiranno, vorremmo percorrere insieme a voi la storia della Sardegna attraverso i luoghi della “Sardegna Angioyana”. Paesi, strade e percorsi che sono stati teatro del passaggio dell’“Alternos” tra il 1793 e il 1796, periodo dei moti antifeudali sardi che hanno avuto come protagonisti i centri della Sardegna rurale.
Abbiamo pensato di inaugurare questi percorsi di turismo identitario con Bonorva, Rebeccu e Semestene, alcuni dei centri che avevano aderito, nel 1795, agli “strumenti d’unione”, patti tra ville e paesi con i quali questi disconoscevano i feudatari. E Semestene è anche patria del parroco Pietro Muroni, uno dei sodali di Giovanni Maria Angioy che lo sostennero nella sua azione di uomo politico e di uomo di giustizia.
Partiremo da Sassari domenica 26 novembre alle ore 9:30; ritrovo al parcheggio del centro commerciale Monserrat dove ci recheremo ognuno con mezzo proprio e lì faremo gli “equipaggi”.
La nostra prima tappa sarà la Chiesa di San Nicola di Trullas (o Truddas), situata nell’agro di Semestene, sulla collina di Boretarzu. Chiesa romanica del XII secolo  donata dalla famiglia degli Athen all’ordine monastico dei calmadolesi  che l’annessero al proprio monastero, di cui visiteremo i resti. Di dimensioni piuttosto ridotte, rappresenta uno degli edifici più interessanti nel panorama romanico sardo e il suo interno è decorato da pregiati affreschi dei primi decenni del XIII secolo.
Proseguiremo con la visita del centro storico del piccolo borgo medievale di Semestene.
Faremo una pausa alle 12:45 con pranzo al sacco e alle 14:15 ci dirigeremo alla volta di Rebeccu, centro segnato da un importante processo di spopolamento iniziato nel 1353, anno in cui fu incendiata e rasa al suolo dagli Aragonesi come rappresaglia contro il Giudice Mariano IV che si opponeva ai nuovi dominatori. Nonostante la rapidità con cui il borgo venne ricostruito, la decrescita demografica non diminuì e si aggravò irrimediabilmente a seguito dell’epidemia di colera e delle carestie del Settecento.
Il paese è oggi completamente spopolato ma conserva una fascino particolare, sia per il belvedere sulla collina dal quale è possibile ammirare la pianura di Santa Lucia, dove Rebeccu emerge proprio come un’isola abbandonata in mezzo al mare e sia per le numerose leggende raccontate su questo borgo, come la maledizione delle trenta case lanciata dalla principessa Donoria, figlia del Re Beccu, la quale, mentre veniva allontanata dal paese perché considerata una strega malvagia, pare avesse detto “Rebeccu, Rebecchei da is trinta domos non movei” (“Rebeccu, Rebecchesi, dalle trenta case non vi muovete”). Premonizione o anatema?
A 300 metri dal paesino, visiteremo poi la Fonte sacra, di origine nuragica, di Su Lumarzu, chiusa quasi interamente da una cupoletta in pietra alla base della quale si apre una finestrella per il prelievo dell’acqua. Si suppone che in antichità il sito fosse luogo di cerimonie sacre e di prove di ordalia. In età cristiana la fontana fu, poi, “purificata” mediante l’incisione di una croce latina sulla lastra di chiusura.
Il nostro viaggio si chiuderà con la dimostrazione del processo di caseificazione all’interno del Museo situato nel compendio Mariani a Bonorva.
E seppure ci sarebbero tantissime altre cose da vedere, da esplorare, da conoscere, da raccontare, così si chiuderà la nostra giornata, con il rientro a Sassari per le ore 18.
Ma non preoccupatevi ci saranno altre prossime occasioni per vedere la realtà odierna dei piccoli centri, le attività della tradizione, le chiese e i monumenti che li caratterizzano.
Intanto vi aspettiamo per il 26 novembre!
Per info e prenotazioni (il costo a persona è di €20): 3662085483 Giuseppina; dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 079230268 Maria Antonietta

 

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