Di Immacolata Salis
Parlare di lingua sarda, di che cosa è possibile fare con la lingua sarda, di che cosa si fa con la lingua sarda è un modo per compiere al dovere identitario e di comprendere l’importanza enorme che il sardo ha in un territorio come la Sardegna. L’obiettivo di questo lavoro è quello di rivelare una realtà dimostrata del potere che la lingua sarda può avere negli ambiti amministrativi e culturali che viviamo quotidianamente. Innanzitutto, è necessario ricordare il perché possiamo discutere oggi, con fierezza, della nostra lingua.
Quando è entrata in vigore la Carta Europea delle lingue minoritarie (il 5 novembre del 1992) l’articolo 1 ci ha dato una sintesi del valore della lingua sarda, mettendo in luce una definizione di lingue regionali e di minoranza che ci rappresenta totalmente e attribuendoci un riconoscimento a livello internazionale. Per lingue regionali o minoritarie s’intendono le lingue che per tradizione sono parlate in un determinato territorio di uno Stato da una minoranza di cittadini e queste lingue regionali o minoritarie mostrano un’importanza specifica che ne giustifica la diffusione in quel particolare territorio e grazie a ciò queste lingue sono tutelate. E vanno tutelate, soprattutto, perché vigilare sulla lingua di una comunità è un atto di valore civile nel rispetto di quella comunità. La lingua madre non è un accessorio opzionale, da usare solo se si ha voglia di usarla, essa è parte integrante dell’essenza stessa dell’individuo che la parla ed è lo specchio della cultura che l’ha forgiata.
In seguito, la Legge 482 del 1999 dello Stato italiano conferma l’obbligo di tutelare e di valorizzare le lingue minoritarie e la cultura a loro abbinata grazie all’uso che di queste se ne fa negli ambiti dell’istruzione, delle amministrazioni e dell’informazione. Per quel che concerne l’Istruzione, la 482/99 dà il diritto di impiegare la lingua minoritaria in un insegnamento scolastico, offrendo la possibilità ai genitori di sceglierla come materia curriculare; nelle pubbliche amministrazioni, invece, viene garantito l’uso della lingua minoritaria negli uffici pubblici; nei canali dell’informazione, che si tratti di radio, televisione o web, vengono trasmessi programmi del servizio pubblico e locale per garantire e valorizzare l’oralità della lingua in questione.
All’interno di questo quadro normativo, la Regione Sardegna non è rimasta certamente immobile. È del 1997 la legge regionale n. 26 che ha lo scopo di riconoscere la dignità della lingua sarda, tutelandone la Storia, le tradizioni, l’arte e tutto il patrimonio culturale. Del 2018 è invece la legge regionale n. 22 che definisce le strategie adoperate dalla Regione Sardegna proponendo progetti di tutela e valorizzazione linguistica meglio definiti rispetto alla legge 26, come, per esempio, un elenco di docenti qualificati per l’insegnamento del sardo e delle lingue alloglotte, l’uso delle lingue regionali nelle denominazioni stradali, l’attivazione, ogni anno, degli sportelli linguistici che vengono attivati presso le Amministrazioni pubbliche con il fine di dare supporto ai cittadini e alle stesse amministrazioni. Il compito degli Sportelli è quello di assicurare la presenza, ovunque, di operatori competenti che possano fare promozione linguistica dando, alla lingua sarda, visibilità per tutto il territorio nel quale lavorano. Questi Uffici linguistici sono aperti in quasi tutte le realtà sarde.
L’attività più grande degli Sportelli linguistici è, quindi, fare promozione linguistica e per poterla realizzare bisogna, prima di tutto, rendere la giusta visibilità allo Sportello; secondariamente, è necessario che sia ben collegato con tutti gli uffici dell’Ente in cui opera. Chi dà vita allo Sportello è l’operatore, persona qualificata e detentrice delle opportune certificazioni, che deve non solo conoscere oralmente la lingua ma deve essere edotto anche sulle norme della lingua scritta. Inoltre, deve avere la capacità di capire quelle che potrebbero dimostrarsi le azioni di politica linguistica più corrette da esercitare in un determinato territorio. È di fondamentale importanza che l’operatore sappia porsi con la gente, affinché possa lavorare insieme con altri dipendenti e/o operatori e con gli organismi che si occupano di promozione linguistica. Infine, l’operatore dello Sportello linguistico è il collante, l’anello di congiunzione, che aiuta un territorio a comprendere che la lingua sarda si può adoperare in qualsiasi contesto. L’operatore linguistico diventa parte integrante della comunità dove approda. Entra in quel dove in punta di piedi con l’obiettivo di diventare un cittadino di quel luogo. Lui progetta e programma attività di animazione territoriale con laboratori di una certa importanza e che rappresentano l’anima del territorio dove esercita. Diventa consulente degli Enti e delle Associazioni e dei cittadini in modo che questi imparino a usare la norma scritta in maniera corretta. Organizzano corsi di lingua e cultura sarda a differenti livelli, secondo il Quadro europeo Qcer. I corsi sono aperti a tutti: a chi parla già il sardo e a chi vuole imparare a parlarlo. Il metodo CLIL è lo strumento che l’operatore usa e nel programma che presenta la norma scritta ha sempre un posto di riguardo, perché è rilevante capire che una lingua, per essere una lingua, deve essere scritta, non solo parlata. Alle regole ortografiche e grammaticali viene aggiunto un tema specifico che concerne o può interessare la storia delle tradizioni popolari, la vita e le opere di personaggi di spicco nati in quel territorio, argomenti letterari e di poesia, temi storici e personaggi politici.
L’operatore è il mediatore, dunque, tra le istituzioni e i loro cittadini. Lui è l’artigiano che crea:
- Le traduzioni di atti amministrativi, avvisi e documenti dall’italiano al sardo, consulenza ortografica e linguistica.
- Assistenza agli utenti per usare la lingua sarda nei rapporti con la Pubblica Amministrazione
- I laboratori, i corsi e eventi di sensibilizzazione in un territorio per “provocare” alla parlata, coinvolgendo soprattutto i giovani
- Progetti didattici nelle scuole, che concernono o le materie curriculari o attività extra scolastiche, usando lezioni frontali, giochi, laboratori didattici, teatro, raccolta di racconti, giornalino, fumetti, libri tattili
- La digitalizzazione e supporto alla produzione di software e materiale digitale in lingua sarda.
Immacolata Salis