Di Daniela Masia Urgu Finalità, filosofia e laboratorio permanente d'azione
L’Osservatorio sulle Lingue Minoritarie si propone come uno strumento operativo qualificato e avanzato dell’Istituto di Studi e Ricerche “Camillo Bellieni”. La costituzione dell’Osservatorio rafforza ulteriormente la missione dell’Istituto, impegnato storicamente nella promozione dell’identità sarda e nella tutela del pluralismo linguistico. L’Osservatorio si configura come una naturale evoluzione delle attività compiute dall’Istituto in un periodo di oltre trent’anni (superando i 36 anni), all’insegna delle buone pratiche e di un sostegno operativo costante alle politiche linguistiche agite nei contesti di vita quotidiana in contatto con i territori e le comunità, e anche rappresentando le esigenze di approfondimento della lingua sarda manifestate dalle amministrazioni pubbliche, le scuole, le amministrazioni sanitarie e università. Finalità primaria è sempre stato, ed è, quello di proporre costantemente una linea di sostegno alle leggi di tutela e all’operatività pratica nelle comunità linguistiche, e di promuovere il principio di normalizzazione della lingua nei contesti di vita quotidiana, perché non sia solo riservata ad un ambito ristretto e specialistico di studio, o considerata solo in un’ottica conservativa, ma possa essere integrata nella realtà del tempo moderno come risorsa e opportunità di affermazione, come suggerito dagli orizzonti degli studi sul bilinguismo.
Nella sua attività di analisi e osservazione, l’Osservatorio opererà adottando un approccio multidisciplinare per lo studio della trasmissione intergenerazionale, trasformando l’analisi in azione concreta attraverso la sperimentazione e la valorizzazione delle esperienze maturate sul campo. Tale impegno deriva dalle attività di cura e presidio territoriale svolte tramite il lavoro negli sportelli linguistici, le azioni attivate per la promozione della lingua attraverso laboratori di animazione e di creatività compreso nel teatro. Da qualche anno lo sviluppo e la promozione del sassarese sono sostenuti con attenzione e impegno, con attività come: la definizione dello standard linguistico (realizzato su incarico della Regione Sardegna). La stesura del vocabolario di sassarese revisione e ampliamento dello storico dizionario Bazzoni (in fase di pubblicazione). L’attenzione è anche rivolta a tutte le altre varietà alloglotte parlate in Sardegna che rappresentano il sistema linguistico regionale.
Connessioni Internazionali ed Europee
Essendo uno strumento operativo dell’Istituto Camillo Bellieni, l’Osservatorio utilizzerà per i propri compiti i riferimenti e le relazioni con organismi europei come la Coppieters Foundation, oltre alla Regione Sardegna e ai Ministeri competenti. L’obiettivo è inserire l’esperienza locale nel dibattito europeo sui diritti delle minoranze e sulle politiche linguistiche.Il legame tra l’Istituto Camillo Bellieni e la Coppieters Foundation di Bruxelles rappresenta una linea principale che mette in comunicazione la Sardegna con le istituzioni europee riguardo al principio di autodeterminazione e ai diritti linguistici.
La Coppieters Foundation è un centro studi europeo (legato all’alleanza politica Europea Free Alliance – EFA) che punta alla tutela della diversità culturale e linguistica, al federalismo e al diritto dei popoli delle minoranze all’autogoverno in Europa.
La Filosofia: La “Geografia dell’Anima”
Questa nuova attività sarà la linea guida di tutto il lavoro dell’Istituto Bellieni riguardo alla lingua e alla cultura sarda. Essa si fonda sull’idea che la politica linguistica debba essere guidata dallo spirito formativo della “geografia dell’anima”, una metafora filosofica che spiega il legame indissolubile tra l’identità profonda di una comunità e lo spazio fisico in cui essa vive.
In questo senso, la lingua sarda non è solo uno strumento per comunicare, ma rappresenta una mappa emotiva del territorio, fungendo da interfaccia e da ponte tra l’individuo e il paesaggio circostante. In quanto custode della memoria, la lingua mantiene viva l’identità collettiva (come la toponomastica e i saperi legati alla terra); se essa viene a mancare, il territorio perde profondità simbolica e la comunità cade in uno stato di dispersione e smarrimento culturale.
Conclusione
Il territorio non è considerato, in questo ragionamento, come un semplice confine amministrativo o cartografico ufficiale dello Stato. Il territorio è definito dalla geografia delle lingue: uno spazio vivo plasmato dalle pratiche quotidiane e dalla lingua che lo nomina e lo fa esistere.
La vitalità del sardo, così come di tutte le lingue di minoranza, si misura dalla sua presenza attiva negli spazi di vita, che costituiscono un territorio reale su cui la comunità può fondare il proprio futuro. La lingua si configura come mappa che segna la differenza tra “spazio amministrativo” e “spazio di vita” di una comunità.
Daniela Masia Urgu