La lingua, una fluida identità – Giornata della Lingua Madre

“Ogni lingua è una concezione del mondo integrale, non un vestito che fa indifferentemente la forma a ogni contenuto”.

(I Quaderni dal Carcere; 1930, A. Gramsci)

Il 21 febbraio 2022, come ogni anno dal 1999, in tutto il mondo si celebra la Giornata internazionale della Lingua Madre. Una volontà dell’UNESCO[1] che ha come obiettivo quello di diffondere e promuovere una cultura di inclusione, la multiculturalità e il multilinguismo; di dare rilievo alle culture di origine attraverso la valorizzazione delle lingue materne.

Le lingue originarie sono patrimoni fortissimi e profondi che si ancorano ad un fondamento che costituisce la ricchezza e l’opportunità per gli individui: agevolare l’integrazione, il riconoscimento e il rispetto reciproco tra individui. I muri e le diffidenze, talvolta l’odio, nascono e attecchiscono dove alla comprensione della diversità non si offrono strumenti adeguati e questo piace a certi sistemi politici ed economici che propendono al controllo delle persone alimentando la paura e l’incertezza.

I cambiamenti repentini da cui le società sono attraversate le rendono sempre più complesse e, per questa complessità, si ha necessità di intelligenze agili, aperte, creative, capaci di immaginazione. Strumenti e caratteri che sono delle culture classiche e che muovono alla libertà di pensiero, all’autonomia del giudizio. Quando la complessità non è compresa nella sua struttura ed evoluzione essa si apre al pregiudizio, alla diffidenza, alla chiusura, alla paura dell’altro, del diverso.

Ciò si verifica ogni qualvolta gli Stati, spinti dalla necessità di alimentare una crescita economica, magari a breve termine, disinvestono in cultura e formazione o nella ricerca, o in studi artistici e umanistici ritenuti poco funzionali alla crescita economica, per rafforzare gli investimenti nell’acquisizione di abilità tecniche e conoscenze pratico-scientifiche.
Questo paradigma culturale ed economico porta gradualmente ad una riduzione delle capacità di comprensione delle strutture complesse della realtà, per come evolve e per quanta velocità le attraversa.

La lingua come ricchezza per la riduzione delle disparità

Nella realtà attuale l’investimento in cultura è l’ipoteca più significativa che una società orientata al futuro integrato e multiculturale può praticare, perché solo con le abilità pratico-scientifiche, non si riescono a leggere gli eventi del tempo contemporaneo, a comprenderli. In special modo nella formazione scolastica, nell’ambizione di una crescita orientata alla comprensione della realtà nella sua crescente complessità, perché di quella comprensione si ha bisogno per non soffrire il cambiamento, per non esserne vittime incompiute e succubi di sistemi sbilanciati verso un sapere tecnico sempre più selettivo ed emarginante che chiude al pensiero critico e alla conseguente libertà e autonomia.

La lingua, la competenza linguistica, il bilinguismo, il multilinguismo sono gli ambiti versati al raggiungimento della riduzione delle disparità, tese ad una maggiore inclusione, rivolte alla circolazione delle persone e delle idee attraverso una comprensione culturale e un riconoscimento dell’altro che porta a ridurre le paure e a sconfiggere le indifferenze, o almeno questo è un obiettivo promesso.

Dentro questo quadro si inseriscono le manifestazioni tese a valorizzare e promuovere i diritti umani[2] per il rispetto delle libertà e delle specificità che fanno grande la Cultura e la Civiltà. Tra i diritti umani vi sono senza dubbio anche i diritti linguistici[3], poiché le lingue rappresentano i luoghi di radicamento culturale, argine per le discriminazioni e fronte certo per la comprensione del mondo e dei suoi cambiamenti; le lingue parlate hanno la fortuna di radicarsi nel fondamento della cultura e ne costituiscono ricchezza inesauribile, custodia agile di un’apertura verso l’altro, verso la diversità.

La lingua è uno strumento fluido

Il rapporto tra lingua e identità definisce i tratti distintivi di una cultura perché l‘identità di un popolo è legata in modo inscindibile alla sua lingua parlata.
Cos’è infatti una lingua se non una vera e propria ricchezza di valori culturali e punti di vista differenti, resi evidenti attraverso suoni, strumenti lessicali, regole grammaticali e sintattiche? La lingua è il luogo che per eccellenza rappresenta la via d’accesso per comprendere il mondo e le sue diverse visioni; la valorizzazione dei patrimoni linguistici rappresenta una via concreta e sempre attuale per comprendere anche le complessità del mondo che cambia. La lingua come strumento identitario è in continua evoluzione, si modifica, si corregge e si valorizza continuamente grazie al recepimento di elementi innovati costituiti dai prestiti linguistici in entrata e in uscita che la rendono uno strumento fluido, scivoloso in qualche modo, e altresì sfuggente.

In questo senso la lingua è una fluida identità perché è in movimento e si arricchisce grazie alle contaminazioni, accresce il suo patrimonio di comprensione verso il diverso.

Attraverso la lingua si può comprendere il legame con l’identità culturale di un popolo e per avere questa prospettiva, questa visione, si devono considerare la lingua e la cultura linguistica da tutte le angolazioni, con una riflessione metalinguistica che indaghi il rapporto tra lingua e identità, proprio dentro i parametri della sua fluidità, e che consenta di costruire la padronanza linguistica, una padronanza strettamente legata all’ambito culturale e affettivo della lingua. Occasione per comprendere il funzionamento della lingua a partire dalla sua struttura, che va oltre la comunicazione.

“Le lingue non consentono solo di parlare per scrivere o rappresentare, ben oltre la nostra scomparsa fisica, la nostra storia, ma la contengono. Tutti i filologi, o tutte le persone che nutrono curiosità per le lingue, sanno che in esse si depositano tesori che raccontano l’evoluzione delle società e le avventure degli individui. Le espressioni idiomatiche, le parole composte hanno un passato che mette in scena personaggi viventi; la storia delle parole riflette quelle delle idee. Se le società non muoiono non è solo grazie agli storici e ai narratori ufficiali, ma anche grazie al fatto che possiedono lingue, e dalle lingue sono narrate”.

C. Hagege. Halte a la mort del langues, 14

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